Riflessione sul Natale

Un pensiero per sperare

Non aspetto il tempo natalizio per pensare a cosa significhi l’incontro della nostra umanità con il mistero che i cristiani vivono di un Dio che si fa uomo. E’ piuttosto un cercare continuo il senso della stessa nostra umanità. Non si può accettare che essa riveli anche nella storia odierna il suo volto di crisi, di miseria, di conflitto, in uno scenario che evoca barbarie e sempre nuove sofferenze.

La scommessa dell’incarnazione non apre solo ad una esperienza di devozione e di religiosità, che può destare meraviglia e che può aprire alla consolazione quando ci si trova senza più fiducia in noi stessi per evitare il male e per suscitare il bene. Sento il bisogno più profondo di cogliere il senso di responsabilità che è tutt’uno in quella che è definita la “buona notizia”.

La proposta che viene affidata alla storia dell’uomo è quella di essere protagonisti della stessa creazione che non ha avuto termine, ma che continua a compiersi nella natura che è in progressiva evoluzione e nella stessa umanità che, con la scienza, l’arte e le varie esperienze personali e sociali, esprime tutta la sua ricchezza e creatività.

Le contraddizioni in cui siamo immersi e di cui ci sentiamo partecipi non ci fa abbassare il desiderio di trasformare in bene ciò che significa morte e distruzione, corruzione e violenza, oppressione e sfruttamento. Più che mai insorge in noi la spinta all’impegno, non solitario ed astratto, nella pura definizione ed affermazione di principi e di regole, nella definizione di come dovrebbe essere la realtà del mondo e della chiesa.

Ci interessa cercare insieme, anche con chi è di diversa ispirazione e cultura, quel disegno ci pace e di giustizia, che più possa accogliere ogni persona e popolo in un progetto che rispetti i diritti di ciascuno. E’ una incarnazione urgente e non rinviabile di quella chiamata alla fede nello Spirito del Creatore, che vede la nostra storia intrecciarsi con il disegno di una famiglia umana unita ed in pace, in una natura che offre le sue risorse a tutti i popoli indistintamente e che non venga goduta e sfruttata solo da alcuni.

Una spinta a vivere,non solo la memoria della nascita di Gesù a Betlemme, ma la rinascita continua della nostra umanità che porta in sé tutta la pienezza della forza del Creatore ed il suo splendore, perché sia vero che “l’uomo è fatto poco meno degli angeli, di gloria ed onore coronato” (salmo 8).

La spiritualità dell’incarnazione è la luce che può illuminare, nella sua concretezza storica, sociale e culturale, il cammino di chi continua a sperare, sorretto dalla certezza che la “buona notizia” dell’essere una sola cosa con il Creatore, ci fa resistere al male e inventare sempre nuovi sentieri di pace, di giustizia e di amore.

Fabrizio Valletti sj

 

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